MAL DI SCHIENA:

GLI SVILUPPI DELLA SCIENZA E IL RUOLO DELLO SPORT

di Corrado Musso*

Una patologia, questa, che impone notevoli limitazioni e un forte decadimento della qualità di vita, condizionando le più semplici attività quotidiane con importanti risvolti sociosanitari ed economici. L’attività fisica è fattore di miglioramento cognitivo per la capacità, oggi ampiamente riconosciuta in letteratura, di modificare la plasticità cerebrale, e quindi la cognizione cerebrale. Di seguito proponiamo una riflessione del chirurgo spinale Corrado Musso.


Nella maggioranza dei casi, il mal di schiena rispecchia il maladattamento del soggetto: stili di vita non sani, una scorretta alimentazione, stress, scarsa attività fisica, alterazioni ormonali come l’ipotiroidismo, metaboliche come l’obesità e il diabete, del meta- bolismo osseo come l’osteoporosi; età e attività lavorative sedentarie, usuranti e posture errate. Negli ultimi anni, a livello internazionale, il mal di schiena è stato interessato da una vera e propria pain revolution (“rivoluzione del dolore”). In particolare, è il paziente ad essere considerato attore principale del Patient’s Journey (“il percorso del paziente”), il quale cerca di risolvere e cocreare la migliore cura per il suo dolore insieme ad altri specialisti: neurochirurghi, ortopedici, endocrinologi, reumatologi, psicoterapeuti, dietologi, fisiatri, fisioterapisti e terapisti del movimento come i chinesiologi, oltre agli osteopati e massoterapisti.

la scienza:

Si è dimostrato quanto sia importante distinguere il dolore in acuto e subacuto, della durata massima di circa tre mesi (linee Guida NICE 2021) e che è espressione di una lesione dell’apparato muscolo-scheletrico, dal dolore cronico. Quest’ultimo, a differenza del passato, non è più considerato una prosecuzione del dolore acuto, bensì (le neuroscienze l’hanno dimostrato) un’entità a sé stante. Non tanto determinato da lesioni scheletriche, quanto da un’alterazione-sensibilizzazione sia periferica recettoriale sia centrale nel connettoma cerebrale della via spino-talamica del dolore.

Si tratta di un dolore complesso, definito idiopatico cronico o nociplastico, caratterizzato da una variazione della “plasticità cerebrale”, cioè del cervello “elettrico” inteso come connessioni sinaptiche che avvengono tra neurone e neurone. La plasticità cerebrale è stata la grande innovazione degli ultimi 20 anni: variazioni dei percorsi elettrici (plasticità cerebrale) determinano il dolore. L’1-5% per cento dei casi di dolore cronico presenta delle problematicità della stabilità del rachide che vanno individuate e trattate dallo specialista.

pain revolution

È questa la pain revolution. Più che mai vanno intensificati corsi di formazione per i medici di medicina territoriale e per tutta la popolazione al fine di evitare continui e dispendiosi trattamenti “sintomatici” sulla colonna quando, in- vece, si è in presenza di dolore cronico. Nel dolore cronico, il paziente presenta un quadro di sovraccarico allostatico determinato, ad esempio, da episodi di criticità intercorsi dall’infanzia all’età adulta. Il processo di sovraccarico allostatico causa, a sua volta, un’infiammazione cronica a carico della matrice connettivale e nel tessuto gliale cerebrale (infiammazione degli astrociti), e questo è alla base dell’insorgenza di varie patologie, cardiovascolari in primis e dolore cronico.

La cosiddetta “ruminazione” (il pensiero sul pensiero in metacognizione) genera il perpetuarsi di questa emozione sgradevole che è il dolore cronico. Tra i trattamenti in fase di studio per la riduzione dell’infiammazione, vale la pena segnalare le resolvine, composti prodotti naturalmente dal nostro organismo, spesso insufficienti. In definitiva, un maladattamento del paziente verso l’ambiente circostante e le problematiche della sua quotidianità. Il dolore, soprattutto quello cronico e come ampiamente dimostrato dalla letteratura, riduce l’attesa di vita e le capacità cognitive, impoverendo progressivamente le sinapsi cerebrali.

il ruolo del “movimento”

Valutare il ricorso ad una consulenza psicoterapica per il trattamento cognitivo mediante EMDR (Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari). Fare un’attività fisica mirata all’aerobica, agli esercizi respiratori dinamici, alla forza muscolare e core stability. A esercizi di allungamento muscolare, al carico soprattutto della colonna progressivo, in particolare il bilanciere con stacchi da terra. Bisogna “muoversi” contro dolore, non aver paura del movimento (kinesifobia) come accade quando si sperimentano mesi e mesi di dolore.

* Corrado Musso è un chirurgo vertebrale. Riceve ed opera anche alla Casa di Cura Rizzola.